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Ciclamino: cura e curiosità

  • 21 nov 2025
  • Tempo di lettura: 2 min


Il genere Cyclamen appartiene alla famiglia delle Primulaceae e conta una ventina di specie. Il nome Cyclamen deriva dalla parola greca kyklos (cerchio) e si riferisce, probabilmente, alle radici tuberose rotonde.

Il più diffuso come pianta ornamentale è il Cyclamen Persicum. Questa specie è originaria del Mediterraneo e dell’Asia Minore ed ha dato origine a molte ibridazioni che, per la maggior parte, hanno caratteristiche comuni: il fiore che guarda verso il basso mentre i petali sono eretti verso l’alto, le foglie sono a forma di cuore con screziature che possono assumere una tonalità argentea e sono molto resistenti alle malattie.


In linea generale i ciclamini si coltivano in ambienti con temperature tra i 4° e i 19°. Durante la fase vegetativa il terreno va annaffiato ogni volta che i primi centimetri risultano asciutti, evitando di bagnare le foglie o il bulbo. Durante il periodo di riposo è sufficiente che il terreno rimanga leggermente umido. Il substrato ideale è un terreno fresco, ricco di sostanze organiche e ben drenante, con un pH leggermente acido. La pianta va rinvasata ogni anno, preferibilmente durante la fase di riposo vegetativo. Il ciclamino non richiede potature, basta rimuovere le foglie e i fiori mano mano che appassiscono, per evitare la formazione di marciume.

I colori dei ciclamini nascono dall’interazione di antociani (responsabili delle sfumature fredde) e carotenoidi (che danno corpo e luminosità ai fiori). Le temperature basse stimolano la sintesi degli antociani, che la pianta produce come difesa contro lo stress termico, mentre il caldo inibisce la produzione di questi elementi e ne accelera la degradazione, portando a petali più chiari e slavati. È preferibile posizionare il ciclamino in una posizione luminosa ma non al sole diretto: la luce indiretta stimola la fotosintesi senza danneggiare i pigmenti, mentre l’esposizione eccessiva ai raggi UV può degradarli. In presenza di luce scarsa la pianta riduce la produzione di pigmenti per concentrare le risorse sulla crescita delle foglie.

Per ottenere una fioritura omogenea è consigliabile la sfioritura che può essere eseguita sia eliminando solo il bocciolo, lasciando lo stelo sulla pianta (operazione non consigliata nel periodo freddo perché può portare a marciumi), oppure eliminando lo stelo ruotandolo dalla base.


I Greci chiamavano questa pianta icthoyethoron perché veniva usata come ingrediente per uccidere i pesci, essendo una pianta velenosa. Nell’antica Roma il ciclamino era considerato un rimedio contro filtri malefici e fatture e veniva regalato come simbolo di protezione. Per gli antichi Greci erano simbolo di fertilità e d’amore, per la loro bellezza e facilità di propagazione. Nel Medioevo, invece, l’idea della velenosità associata alla bellezza della pianta evocava gli inganni del diavolo. Si credeva anche che calpestarne il fiore durante una gravidanza provocasse l’aborto. Alcuni studi recenti mostrano che il profumo dei ciclamini incrementa la sicurezza in se stessi, per questo vengono regalati come segno di incoraggiamento o di augurio positivo.

 
 
 

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